In Oriente il tè costituisce la bevanda principale, proprio come l’acqua per gli occidentali. Porta con sé con una storia antica che trova la sua massima espressione nella ben nota Cerimonia del tè, il nome occidentale di Cha no yu (acqua calda per il tè).
Questa usanza è millenaria e trova le sue radici più profonde nella disciplina Zen. Non è solo quindi un modo di preparare e bere del tè. E’ un vero e proprio rituale religioso, sociale e spirituale.
La cerimonia del tè di Sen no Ryukyu si basa su quattro principi fondamentali, a cui fanno riferimento tutte le scuole:
- Armonia – una dimensione spirituale che ponga ospite e invitato sullo stesso piano, mettendoli in correlazione spirituale con il ritmo delle cose e della natura, in modo semplice e spontaneo, senza estremismi. Trovare equilibrio con le persone e gli oggetti che ci circondano.
- Rispetto – riconoscere la dignità di tutte le cose, partendo proprio dagli oggetti più semplici, fino all’essenza di tutto ciò che ci circonda.
- Purezza – riferita non alla pulizia e alla bellezza, ma purezza della nostra mente, che deve essere resa scevra da preoccupazioni e vincoli al fine di accogliere nuove esperienze e tutto il bello delle piccole cose. Rendere ordinata la cerimonia e la stanza, è mettere ordine nella nostra mente e nella vita.
- Tranquillità – distaccarsi da beni e vincoli materiali per abbracciare la natura, l’essenza di ciò che ci circonda, allontanandosi dal mondo, sebbene in compagnia di altri, cercando la serenità.
La cerimonia del tè e la stanza
La cerimonia del tè, secondo tradizione, si svolge in una piccola stanza, nella quale si accede da una bassa porticina, che costringe chi entra a piegarsi in segno di umiltà e rispetto.
La stanza è semplice, lontana dall’ostentazione e deve riportare ai valori di semplicità, trasportando l’invitato e l’ospite in un luogo senza preoccupazioni e attaccamento ai beni materiali.
Nella stanza si trova un tatami e una piccola nicchia dove è appeso il Tokonoma, un rotolo con disegni o scritture, vi trovano posto anche il chabana, un piccolo vaso con fiori di stagione e composizioni, simile all’ikebana e il toko-bashira, un palo di legno grezzo.
Gli strumenti per il rituale trovano posto sul tatami e cambiano a seconda della stagione e del tipo di cerimonia e vengono collocati in ordine dal teishu, ossia chi preparerà il tè.
Nella forma semplice del rito, usucha (leggero), si inizia mangiando un piccolo dolce partendo dal primo ospite, mentre viene preparato il tè, che viene poi bevuto con lo stesso ordine, scusandosi col commensale successivo, che ci permette di bere per primo. Nessuno prevarica l’altro, si ringrazia per averci dato l’opportunità di bere prima e si prosegue.
Prima di bere, ogni commensale deve ruotare la tazza, in modo da mostrare la rifinitura, a chi serve il tè, poi sorseggiare, pronunciare alcune parole di apprezzamento, pulire il bordo della tazza e appoggiarla di fronte. Quando tutti hanno effettuato questo rito, l’ospite pronuncia una frase celebrativa, proprio perché il rito del tè viene visto come una celebrazione.
Le tazze vengono riprese dal teishu e lavate, mentre gli ospiti chiedono e ottengono il permesso di esaminare gli utensili come il cucchiaino di bambù e il contenitore del tè, che vengono osservati con cura a turno. L’ospite recita una poesia o una frase simbolica in accordo e armonia col periodo e la stagione. La cerimonia termina con un inchino da parte di tutti, ospite e invitati.
Gli oggetti sono essenziali e senza fronzoli ma hanno una grande importanza espressiva e stanno a simboleggiare lo scorrere del tempo che rende gli oggetti affascinanti, proprio per quella patina di dolcezza e bellezza che solo il tempo sa donare alle cose e ai momenti. Queste precise regole servono proprio a mettere tutti sullo stesso piano, rendendoli uguali e senza distinzione alcuna.